DIGRESSIONE: risvegli e rivelazioni
Tra passato e presente, un’incursione fugace tra scenari urbani e musicali
LONDRA, GLASGOW 2023
Il significato di questa breve parentesi di evasione va al di là delle mie tradizionali narrazioni di viaggio. Non sono soltanto i paesaggi solitari o i luoghi lontani a catturare il mio interesse, ma oggi sento il desiderio di raccontare la storia di incontri speciali, di vecchie amicizie e di esperienze che avvengono nel mio cammino di vita. È un capitolo che voglio scrivere perché rivela una dimensione altrettanto intima e autentica del mio percorso. Questa volta esploro mete che, sebbene intrise di turismo, hanno lasciato un’impronta indelebile nella mia esistenza. È giusto che io ne dia voce, che mi conceda lo spazio per condividere le emozioni che mi hanno attraversato.
È anche in queste tappe impreviste, tra le vie di grandi città, che si celano piccoli tesori della mia vita, momenti preziosi da custodire dentro di me, insieme a quelli vissuti nei grandi spazi aperti, solitari e selvaggi.
La bellezza della vita risiede proprio nella varietà delle esperienze che si decide di vivere, nel riuscire a dare voce a ogni frammento di realtà che ci tocca profondamente. E mentre la prossima destinazione si staglia all’orizzonte, nuovamente in luoghi remoti e solitari, mi lascio guidare dal flusso di questa nuova esperienza.
AEROPORTO
Appena giunto in aeroporto mi ritrovo a cedere alle parole che cominciano a sgorgare senza freno, un fluire di pensieri in questa sorta di fuga da tutto. È come se il passato, lontano eppure sempre vivo dentro di me, mi richiamasse in un luogo che rappresenta le radici dei miei ricordi. Le parole che scrivo riportano alla luce frammenti della mia storia. È un viaggio dentro di me, una ricerca di senso e di relazione con le esperienze che hanno modellato il mio essere. Mi avvicino sempre di più a ciò che sono, a ciò che desidero essere.
Dopo un’assenza prolungata di oltre vent’anni, torno finalmente a Londra, città che ha ospitato lunghi, preziosi periodi della mia giovinezza. Da lì il mio viaggio proseguirà verso Glasgow e la Scozia. Londra è un luogo intriso della mia gioventù e della mia passione per la musica. È un luogo che mi ha accompagnato per anni. È stata la culla dei miei primi passi verso l’avventura e la scoperta di me stesso, delle mie prime esperienze lontano da casa che mi hanno spinto verso il mio mondo fatto di viaggi e di musica. È lì che ho approfondito un certo tipo di suoni che avrebbero plasmato il mio gusto e la mia identità. Nel corso degli anni ho ampliato la mia concezione di viaggio, ma senza quelle prime esperienze non sarei la persona che sono oggi. E oggi il mio io del presente, con la mente pervasa da pensieri necessariamente cambiati ma sempre incessanti, si ritrova idealmente con il mio io di allora, sicuramente più sereno. Nonostante le sfumature cambiate, la mia curiosità è rimasta intatta. Non potrebbe essere altrimenti, sto per rivedere Robert Hampson, oggi con i rinati Loop, mentre nel lontano 1993 lo avevo visto con l’altra formazione, i Main. Entrambi i progetti hanno lasciato un’impronta indelebile nella mia vita, un’ispirazione senza pari che perdura fino ad oggi, quasi immutata nella sua potenza. La forza dirompente della musica di questi due progetti ha plasmato il mio cammino.
Un’altra partenza, un altro volo, un’altra esperienza. Il fascino di un viaggio risiede nella lunga attesa, nella sensazione di sentirsi impreparati mista a un forte desiderio di cambiare prospettiva, per un po’. Le ampie vetrate di un aeroporto aprono lo sguardo su orizzonti che sembrano lontani, accendono la curiosità e il desiderio di uscire dalle proprie coordinate, di scompaginare i pensieri e di generarne di nuovi. Questa nuova esperienza rappresenta una temporanea rottura con il flusso incessante della mia vita. È insolita, si distingue dalle “rotture classiche” che mi aspettano solitamente in estate. Si inserisce in un periodo dell’anno che per me è inusuale, si insinua nel mio flusso di alti e bassi. È il flusso costante e inesorabile della vita che trascina con sé indistintamente lacrime e sorrisi, un vortice emotivo o forse è più appropriato definirlo un fiume emotivo, che ora decido di arrestare, trattenerlo e limitarlo. Ne cambio il corso, lo sposto altrove e lo correggo, forse rendendolo meno impetuoso, forse placo e altero il suo corso, e per questo mi sento in pace, seppur temporaneamente.L’attesa, il fluire del tempo; il tempo trascorso in aeroporto si svincola dallo scorrere lineare del tempo stesso. L’aeroporto è come un’illusione, ineffabile, pur nella sua tangibile realtà. È simile a una delle lunghe composizioni degli Spacemen 3, dilatato e impalpabile, una colonna sonora avvolgente di questa piacevole attesa. Dal finestrino dell’aereo la vista delle montagne si nasconde dietro un velo di nuvole. Un mantello bianco infinito si dispiega all’orizzonte; rende il mondo sottostante invisibile. Sembra un paesaggio polare, senza forme né dimensioni. Non c’è altro che il mio sguardo e i miei pensieri poggiati su quella candida lastra di nubi. I miei amati rilievi si celano, appartengono a un’altra realtà, non bidimensionale come quella che mi circonda ora. Lentamente la lastra di nuvole si dissipa in alcuni punti, e apre la vista su un paesaggio che si fa già pianeggiante.
Nel frattempo volo veloce verso nord, mentre avverto che il peso dei pensieri si alleggerisce, li lascio idealmente scivolare via, mi libero, mi libero, mi libero. Mi allontano dal mio presente e mi immergo in una dimensione che sfugge alle dinamiche del quotidiano. Questo bisogno costante di scrivere, perché? Mi piace fotografare i pensieri, leggermi, esplorare. Emergono i miei veri pensieri, celati sotto quelli razionali legati alla sfera lavorativa. Emerge il mio vero sentire, un insieme di emozioni contrastanti che da anni dialogano incessantemente. Ora c’è sempre un briciolo di tristezza insieme a un sorriso. Quando sono solo con me stesso, è ciò che emerge. Mi lascerei andare a un pianto liberatorio, accompagnato da una risata fragorosa.
LONDRA
Atterro, salgo sul treno e, mentre osservo dal finestrino la scritta Bethnal Green, una sensazione di nostalgia mi avvolge. Da quelle parole riaffiora un mio io più spensierato, che mi sorride dal passato e mi sussurra: “Divertiti, goditela”. E così faccio, mi immergo nuovamente in quel mio vecchio mondo, ritrovo un po’ di quell’essenza che ero un tempo. L’aria di Londra mi accoglie calorosamente, come un abbraccio familiare che mi fa sentire a casa. Quando sorrido con un’espressione stupita stampata sul volto, so di essere nel posto giusto e so di stare bene. Sono a Earl’s Court, un quartiere lussuoso che sprigiona tutto il suo fascino britannico; chissà quanto costano queste meravigliose case bianche o dai mattoni rossi. Oggi mi sono svegliato ascoltando Cypher dei Main e ho capito che durante questa settimana che trascorrerò nel Regno Unito, permetterò ai suoni che tanto ho cercato, di guidarmi. Sono diventati parte integrante del mio essere, indissolubilmente legati alla mia esperienza. In questi giorni la musica dei Loop, dei Main e degli Spacemen 3 sembra incarnare l’anima sonora di questa terra. Ogni nota delle loro canzoni risuona attraverso le strade e i luoghi di questa città, e amplifica la mia passione per la musica.
Ora i cieli grigi si estendono sopra di me e lungo le sponde del Tamigi; l’atmosfera si fa plumbea, una sinfonia di toni scuri e profondi. Mi delizio in questa atmosfera avvolgente, perché è proprio ciò che mi appaga. In lontananza si erge maestosa l’ex centrale di Battersea, con la sua silhouette imponente che si staglia contro il paesaggio urbano. Per me continua ad essere un faro di mistero e bellezza, un simbolo tangibile dell’essenza di questa città, oggi riportata in vita con una nuova veste, completamente trasformata in un grande centro commerciale.
In questa ritrovata solitudine trovo la pace interiore che tanto desidero. L’atmosfera plumbea lungo il Tamigi si sposa con il mio stato d’animo. La musica che compongo non potrebbe mai assumere la forma che ha oggi senza le preziose esperienze vissute qui in passato. Londra è una sorta di laboratorio in cui le esperienze di allora e quelle che sarebbero successe poi si sono fuse; hanno donato alla mia musica una moltitudine di richiami, una profondità che riflette il mio cammino personale.Mi inabisso nelle profonde cavità della città, tra le innumerevoli gallerie percorse dal treno sotterraneo, the Tube. Riconosco luoghi che frequentavo quotidianamente, ma non è solo una questione di ambienti familiari; rivivo ciò che sentivo allora, ciò che annusavo, gli odori di questa città. Mi nutro di quelle stesse sensazioni, un riflesso del passato che si proietta nel presente, un presente estraneo a me stesso. Mi sembra di vivere la rinascita di un passato, ma desidero sperimentare questa città come la vivrei oggi, non come la conoscevo allora. Non provo particolare interesse nel rivedere i negozi di dischi che frequentavo quasi ossessivamente da ragazzo, perché non c’è più ciò che c’era un tempo. Preferisco gustarmi una buona birra in un pub e godermi il suono di questa lingua che amo incondizionatamente. Potrei ascoltare per ore le persone parlare in inglese.
Dopo anni di avventure nei luoghi più remoti di questo pianeta, ritornare in questa città è come riscoprire una parte di me che aveva bisogno di spazio, altrettanto importante quanto il mio lato attratto dagli ambienti incontaminati. Mi aiuta a portare un po’ di equilibrio, specialmente se quest’estate avrò l’opportunità di tornare in qualche luogo remoto, dimenticato e disabitato. Le lunghe pause a Londra rappresentavano una boccata d’aria fresca, una perfetta interruzione dalla routine quotidiana. Sarebbe meraviglioso reintegrare questo rituale nella mia vita attuale. Una ventata di freschezza di cui sento il bisogno. Se potessi permettermelo, alternerei avventure in Groenlandia con una sosta a Londra di tanto in tanto. Dopo un paio di pinte, mi sono liberato di ogni peso. Mi sento leggero, spensierato. Da quanto tempo non mi capitava? Ora Londra torna ad essere il luogo che ho amato. Mi muovo come se fosse la mia città, mi sono calato perfettamente nella pelle del mio io di un tempo. Dopo un po’ di incertezze, torno ad essere sicuro nei movimenti, mi muovo con destrezza, riconosco la città, battuta centimetro per centimetro decenni fa.La giornata raggiunge il suo culmine con il concerto dei Loop. Dopo aver vagabondato tra i quartieri di Londra in cerca di luoghi che ho vissuto innumerevoli volte in passato, mi ritrovo di fronte al The Garage. Esattamente come tre decenni fa, sono qui ad attendere ansiosamente un concerto di Robert Hampson con i rinati Loop. Assistere a questo spettacolo quasi a ‘casa sua’ (considerando che Croydon si trova nelle vicinanze) rende l’esperienza più ricca. Il dj set che precede il concerto è semplicemente strepitoso tra brani di Cabaret Voltaire, Wire, Neu!, Jesus Lizard, Amon Düül II, X, Pop Group, P.I.L., Gang of Four, 23 Skidoo, the Stooges, il tempo scorre velocemente.
Black Sun introduce il concerto e da quel momento in poi si sussege una sequenza di classici, per l’ultima volta come annuncia Robert Hampson, che evidentemente è ora intenzionato a concentrarsi solo sulla produzione più recente e forse su nuova musica. Ritmi serrati, ripetitivi, ossessivi. Ogni brano è un pezzo prezioso del mondo sonoro che i Loop hanno costruito nel loro breve percorso artistico. La performance è imponente, i suoni distorti delle chitarre, le linee di basso incisive, l’impulso ritmico incessante; il palco si trasforma in un altare, diventa uno spazio sacro, il pubblico è qui per partecipare ad una cerimonia sonora. Le luci stroboscopiche amplificano la potenza del suono e l’energia che si crea nella folla è contagiosa; tutti si uniscono nella comunione della musica per condividere un’esperienza che va oltre le parole (sempre evanescenti) e la musica. Il pubblico si immerge in uno stato di pura emozione e si fa trasportare in un viaggio interiore profondo, in un’immersione in epoche remote. È un pubblico partecipativo che dialoga con il gruppo, c’è una reciproca dimostrazione d’affetto. Mentre qualcuno del pubblico esclama con fervore ‘Siete spariti per troppo tempo, non fatelo più!’, non posso fare altro che concordare. A parte alcune sporadiche pubblicazioni recenti e rare apparizioni dal vivo, e il progetto parallelo dei Main, che si è discostato sempre di più dal linguaggio musicale dei Loop, la sensazione è la stessa, hanno ragione, condivido lo stesso pensiero. Alla fine del concerto mi avvicino con gratitudine verso Robert Hampson e mi ritrovo impacciato a stringergli la mano. Mentre tendo la mano verso di lui, il mio gesto diventa un segno di rispetto verso un artista che ha lasciato un’impronta indelebile in me. La stretta di mano è un momento intimo e fugace, nel suo sguardo vedo la saggezza di un artista che ha dedicato la sua vita alla ricerca musicale. La sua stretta di mano, richiesta quando mi sono presentato dicendo “vengo dall’Italia”, assume per me un significato di profonda riconoscenza, un gesto che esprime il mio rispetto e ammirazione per il suo talento. Da un lato del locale lo osservo mentre parla con amici che sembrano conoscersi da molto tempo. Poi mi incammino verso l’uscita, e così si conclude questa esperienza. Con una sensazione di soddisfazione e appagamento mi avvio verso l’albergo.
Da giovane nutrivo un’autentica passione nell’esplorare quartieri dal carattere più complesso, le classiche periferie di disordinate e vissute. Oggi mi rendo conto di avere una inedita curiosità per i quartieri più agiati dove posso ammirare le case dall’architettura tipicamente inglese. Il loro affascinante stile britannico, con le facciate candide o i mattoni rossi mi incanta. Mi fermo in un bar per godermi una ricca colazione e osservo queste sontuose dimore con le orecchie ancora provate dal frastuono del concerto. Ho lasciato alle spalle un parco con dei roseti profumati e una vegetazione curata e lussureggiante, uno spazio in totale armonia con l’ambiente circostante. Oggi sono alla ricerca di qualche luogo che mi offra parzialmente una fuga dal trambusto della città. Hampstead Heath era un’oasi di tranquillità con vaste aree verdi, sentieri e boschi. Greenwich, sulle rive del Tamigi, ha un altro bellissimo parco con una meravigliosa vista sulla città. Nel frattempo mi godo un delizioso porridge e poi prendo una decisione. Mi dirigo verso Greenwich north, un quartiere in piena espansione, in prossimità del fiume Tamigi. Percorro un tratto di strada costeggiata da qualche centro commerciale mentre mi avvio verso il parco di Greenwich. Varco le porte del parco e la mia vista si apre su un nuovo skyline che prima non esisteva, un panorama che si è trasformato nel corso del tempo. Questo quartiere mi piaceva perché conservava ancora quel fascino tipicamente britannico. Ora è immerso in un nuovo contesto che si evolve incessantemente e le sensazioni che questo nuovo skyline e il quartiere adiacente evocano in me sono complesse e sfuggenti. Gli alti grattacieli di vetro che promettono appartamenti da una a tre camere con vista sul parco e sul fiume, mi riportano alla mente il quartiere nuovo di Oslo, esposto verso il mare, con la sua modernità e l’architettura minimalista. La mia attenzione si posa sulle pittoresche casette in tipico stile inglese, caratterizzate da un’architettura modesta, con il loro classico piccolo cortile che conferisce loro un’atmosfera accogliente. Queste case, basse e a misura d’uomo, esercitano un fascino particolare su di me. Mi piace la loro autenticità e la loro dimensione più intima che si contrappone al paesaggio in continua evoluzione che le circonda.
In questo nuovo scenario tutto sembra mutare, adattarsi e progredire. Sono affascinato dall’interazione tra la tradizione e la modernità, dalle trasformazioni che si susseguono e che conferiscono una nuova identità a questo quartiere. Greenwich, con la sua nuova crescita urbana, mi invita a riflettere sul dinamismo delle città, sull’interconnessione tra architettura, storia e cambiamenti sociali. È un luogo che mi stimola ad approfondire la comprensione dei processi di trasformazione urbana e delle dinamiche che danno forma alle nostre peculiari comunità. Noi, esseri umani, sempre pronti a prenderci spazio, a usarlo a nostro piacimento, a consumarlo. Il mio sguardo giovane, ancora intriso di ingenuità e scoperta, si unisce a quello maturo forgiato dall’esperienza acquisita nel corso degli anni. Questo dialogo tra le varie fasi della mia vita si manifesta in una comprensione più ampia e completa della realtà che mi circonda. Il dialogo interiore tra il mio sé giovane e adulto dà vita a una visione del mondo che fonde sentimenti e concretezza. Le esperienze passate influenzano la comprensione presente. Attraverso questo processo di fusione dei miei sguardi giovane e adulto, scopro una visione del mondo più ricca e profonda, in grado di unire sia l’incanto che la realtà, sia il lato sentimentale che la concretezza. Questo ponte tra il passato e il presente mi aiuta a capire il fluire del tempo e a cogliere la complessità dell’esistenza umana.
Mi sento profondamente affascinato da questo complesso duplice sguardo che si manifesta in me in questi luoghi che hanno chiaramente lasciato un segno indelebile nel mio essere. Mi distendo sul prato e mi immergo nell’ascolto della musica, un rito sacro, un’esperienza che si ripete nel corso del tempo, ora come allora. La musica ora diventa il ponte che collega il mio passato con il mio presente; le melodie si fondono con i ricordi di giorni passati e creano un’atmosfera di inevitabile nostalgia. Il tempo si dissolve. È un momento di contemplazione e di riflessione in cui mi concedo la libertà di essere completamente immerso nel mio presente temporaneo fatto anche di sensazioni che provengono dal mio passato.Seduto sulla riva del Tamigi, sorseggio una buona birra, e rifletto sulle esperienze vissute, sulle persone incontrate, sulle tante strade percorse. Mentre osservo il fiume che scorre di fronte a me, una mamma con un bambino si avvicinano a me per osservare il fiume, la città e i nuovi quartieri. In questo istante mi rendo conto di essere un effimero testimone di ciò che era questa città che in questi anni è cambiata tantissimo, e persone più giovani di me conoscono solo questa nuova versione di Londra. Le esperienze qui vissute hanno contribuito a modellare la mia visione del mondo. Mi sarei poi allontanato, nel corso del tempo, dalle metropoli, per avventurarmi in luoghi remoti e incontaminati, lontani dell’influenza dell’urbanizzazione e della civilizzazione. Per decenni non sarei più tornato a Londra, fino a oggi. I viaggi in luoghi sperduti mi hanno fatto imparare ad apprezzare la lentezza e il silenzio e mi hanno aperto gli occhi su un mondo nascosto, un mondo che esiste al di là delle comodità e delle convenzioni della società moderna. La musica mi ha accompagnato fedelmente lungo queste strade e nei sentieri più remoti. Alzo lo sguardo dal mio taccuino e osservo le acque del Tamigi; smetto di pensare e mi godo una bellissima giornata di sole.
Mentre cammino lungo il Thames path, le atmosfere che mi circondano evocano alcuni racconti Ian McEwan, tra quelli più crudi e intensi. Ricordo alcuni racconti immersi nel dramma, ricordo l’intensità delle vicende che si svolgevano lungo le rive del Tamigi. Il luogo ha la stessa atmosfera densa di quei racconti; ricordo i conflitti interiori dei personaggi, i segreti inconfessabili, le situazioni complesse che si sviluppavano tra le ombre del fiume. Ricordo alcuni racconti affilati come la lama di un coltello che esploravano le contraddizioni dell’animo umano. Ho letto quei libri una trentina di anni fa. Fanno parte anche loro di quel passato che in questi giorni riemerge. Dopo avere trascorso buona parte della giornata lungo le rive del fiume, mi immergo nuovamente nel frastuono cittadino e mi dirigo verso King’s Cross dove raggiungo un caro amico che ora vive qui. Ricordo che già allora, tanti anni fa, nutrivo una profonda affinità per i parchi, per le tranquille passeggiate nelle campagne inglesi, lontano dal trambusto urbano. Il desiderio di allontanarmi dalla frenesia della città persiste dentro di me, ma il caos e la frenesia sono anche la forza di una città. E invece il percorso che va da King’s Cross a Camden Town, consigliatomi dal mio amico, è una piccola oasi. Il tragitto è tutto lungo il canale, riservato esclusivamente a pedoni e ciclisti. In questa parte della città c’è una armoniosa fusione tra natura e architettura; parte di queste aree industriali sono state riconvertite in zone residenziali. Il luogo di partenza, accanto al grattacielo orizzontale che ospiterà una sede di Google, rappresenta un riuscito esempio di riqualificazione urbana. La passeggiata è un’oasi di pace in mezzo al trambusto urbano. In prossimità di Camden Town le rive del canale cominciano ad essere animate da caffè all’aperto e negozi. Sono immerso in un’atmosfera rilassante che mi riporta in equilibrio. Rallento il ritmo e mi lascio incantare dalla bellezza di questo tratto di Londra. Dopo la passeggiata, scelgo consapevolmente di evitare il caos di Camden Town e salgo sulla metropolitana per concludere la giornata con soddisfazione.
VIAGGIO IN TRENO
Oggi mi avvio alla King’s Cross railway station dopo una abbondante colazione a base di porridge, e salgo a bordo del treno che mi condurrà prima a Edimburgo e poi a Glasgow. Sentivo un forte desiderio di sperimentare il viaggio in treno, un’esperienza che si allinea alla mia concezione di viaggio lento e a misura d’uomo, e che mi permetterà di connettermi con il paesaggio inglese e poi scozzese. Dopo due giorni intensi e un ritorno molto desiderato a Londra, provo una sensazione di malinconia. Mi è piaciuto immergermi nella vivace atmosfera cosmopolita, camminare tra le strade affollate, nei suoi parchi e sulle rive del Tamigi. Due giorni che sono passati velocemente. Ora mi dirigo in Scozia, una terra che ho avuto l’opportunità di visitare soltanto una volta quando ero ancora un bambino di soli otto anni. I ricordi di quel viaggio sono vividi nella mia mente, ma sento il desiderio di tornare in quella terra. A differenza di Londra, Glasgow è tutta da scoprire, senza aspettative predefinite.
Dopo una ventina di minuti il paesaggio si quieta; la grande città lascia il posto a una lunga sequenza di campi verdeggianti disseminati di case in mattoni rossi. Questa è la campagna inglese da cartolina che racconta un raggiunto equilibrio tra uomo e natura. Non c’è nulla di più incantevole durante un viaggio che osservare il mondo che scorre oltre il finestrino del treno. Il paesaggio è ricco di sfumature e bellezze da scoprire. Il viaggio in treno mi permette di abbandonarmi alla contemplazione, di riflettere e di lasciare che la mente si perda tra i pensieri. Sono sorpreso dalla costante tonalità di verde che si estende a perdita d’occhio lungo il percorso. I campi si estendono all’infinito, dolcemente ondulati. Il treno prosegue il suo cammino attraverso questo mare di verde. Esiste una dicotomia affascinante tra le grandi città industriali inglesi e gli idilliaci paesaggi che si estendono oltre i confini urbani. Questa dualità tra la confusione metropolitana e la serenità campestre crea un contrasto al quale non sono abituato. Penso al tragitto tra Padova e Milano dove dominano gli insediamenti urbani e industriali. Vivo in un’area densamente popolata e industrializzata. Gli insediamenti si susseguono senza soluzione di continuità; sono sicuramente una testimonianza del dinamismo economico dell’area in cui vivo. Le attrazioni naturalistiche e culturali sono meno visibili dal finestrino di un treno. Ci sono ma sono meno evidenti. Qui invece il paesaggio sembra fornire un terreno fertile per l’immaginazione. Le lande aperte piene di fattorie e piccoli villaggi, offrono un invito a esplorare e a fantasticare.
Dal South Yorkshire procedo verso nord e il treno fa una breve sosta a York nel North Yorkshire. In lontananza vedo le colline ondulate dei North York Moors, i suoi vasti spazi aperti e i suoi boschi. La vegetazione si fa più ricca. Le nuvole si addensano e il grigio del cielo, che tanto amo, si riflette sulle selvagge brughiere e crea un affascinante contrasto con i toni verdi dei pascoli e delle folti boscaglie. Questo paesaggio cattura il mio sguardo; incarna l’essenza dell’Inghilterra del nord. Ci sono tutti gli elementi iconici della campagna inglese: le distese di terreno ben curate, con le pecore che pascolano placidamente, le brughiere selvagge che si estendono a perdita d’occhio, i villaggi pittoreschi con le case in pietra e i giardini curarti. Il senso di viaggio lento e contemplativo si rafforza ulteriormente quando giungo a Darlington, città nota per essere stata il luogo di nascita delle locomotive a vapore. Idealmente faccio un viaggio nel tempo e nello spazio e immagino le prime locomotive muoversi lungo questi stessi binari.
Le variazioni atmosferiche sembrano essere un tratto distintivo di questi luoghi; alzo lo sguardo dal mio taccuino e il cielo è nuovamente azzurro.Mi lascio alle spalle la bella città di Durham con il suo castello, un’imponente struttura medievale che osservo dal finestrino, e continuo il viaggio verso nord. In prossimità di Newcastle vedo un significativo numero di pale eoliche, imponenti strutture che si alzano maestose sul paesaggio. Poco più in là vedo incantevoli villaggi sulle colline circostanti, un’immagine caratteristica che si contrappone alla modernità delle pale. Dopo aver immerso lo sguardo nel verde delle colline e delle campagne, uno scorcio di mare si svela inaspettatamente. Ma come un breve sogno questa visione svanisce e le colline verdi ritornano prepotentemente. Una visione fugace, un incanto passeggero che rende ai miei occhi imprevedibile la bellezza di questi luoghi. Nonostante la mancanza visiva del mare la mia mente vaga verso la sua immensità. Inaspettatamente riappare nel paesaggio. Le case in mattoni, tipicamente inglesi, si schierano lungo la costa, e creano un connubio perfetto tra l’architettura di questi luoghi e l’incanto dell’oceano. Il treno ora procede placidamente lungo la linea costiera. Il bianco candido delle pecore risalta sulle verdi distese. Scogliere imponenti si ergono maestose a protezione del litorale. Il panorama muta continuamente, offre un affascinante insieme di paesaggi; il treno si allontana nuovamente dalla costa ed entra nella campagna, più ricca di vegetazione, più colorata. Osservo le strade serpeggianti sulle colline che si rincorrono in lontananza. Il treno prosegue nel suo viaggio attraverso questa varietà di paesaggi, un costante invito a contemplare. Il paesaggio si è però trasformato, è diventato più selvaggio, più spettacolare. Ho superato i confini dell’Inghilterra e le terre scozzesi ora si rivelano in tutta la loro maestosità. Ogni volta che alzo lo sguardo vedo un cielo diverso, grigio, annuvolato, azzurro. Il cielo si trasforma in continuazione. È impossibile prevedere quale potrà essere l’aspetto del paesaggio perché cambia da un istante all’altro. Il cielo è protagonista di questo bellissimo viaggio in treno tanto quanto questa terra incantata, lussureggiante e selvaggia.
Questi pochi giorni fuori casa mi stanno regalando una straordinaria sensazione di vitalità. Sono immerso in un turbine di emozioni che hanno ravvivato il mio spirito. Lontano dalla routine quotidiana è bello e rigenerante assaporare la libertà di esplorare luoghi visti e luoghi nuovi, abbandonarmi alle sorprese di un viaggio.Arrivo a Edimburgo dove cambio il treno per raggiungere Glasgow, la meta di oggi. Londra è un luogo che conosco, dove mi muovo con facilità, ma ora, nella stazione dei treni di Edimburgo, sento che il piacere del viaggio si amplifica. Il piacere di viaggiare si fa vivo quando ci sono nuovi stimoli, quando si percepisce il senso di novità. Mi sento immerso nella bellezza di questo viaggio che prosegue sempre in treno, accompagnato dalla musica dei Loop, Radial nello specifico, con il suo incalzante ritmo alla Neu! e le tipiche distorsioni shoegaze. Mi sembra di fare una corsa forsennata, ma è semplicemente la sensazione di libertà che rende tutto così emozionante, che trasforma questo tragitto in una corsa immaginaria. Il senso di leggerezza si mescola con la bellezza serena della natura circostante che lentamente mi placa e mi immergo ancora una volta nei colori vivaci delle dolci colline che si estendono all’orizzonte. Mi riconnetto con la tranquillità e la magnificenza della natura.
GLASGOW
Glasgow è una città straordinariamente vivace, specialmente di sabato sera. Le strade sono piene di vita; i locali e i pub sono animati, luoghi di incontro e di convivialità dove la gente si riunisce per gustarsi della buona birra. La luce del cielo di Glasgow mi ha colpito profondamente, è di una limpidezza straordinaria. Il cielo ha un colore intenso ed è come se i colori fossero più vividi di quelli che sono abituato a vedere. Salgo sulla metro è ho la netta percezione della enorme differenza tra Londra e Glasgow. La metropolitana, con il suo carattere un po’ retrò, testimonia l’essenza di questa città che si distingue per la sua autenticità. Qui non c’è l’eleganza di Londra, quell’atmosfera un po’ snob; Glasgow ha una personalità audace e schietta che si riflette nella gente che la abita. È una città più ruvida che non si preoccupa di apparire perfetta o impeccabile, al contrario è di una franchezza disarmante, non ha paura di mostrare le sue rughe e le sue imperfezioni. È una città che ama se stessa così com’è, senza conformarsi a ideali esterni. Vivere a Glasgow deve richiedere un certo spirito di adattamento. Bisogna essere pronti ad accettare questo modo diretto di fare dei suoi abitanti. Il loro modo di parlare, un po’ duro, è un segno distintivo del luogo. È una città che ti sfida, che non ti accoglie con un abbraccio, ma con una energica e decisa pacca sulle spalle. La città conserva sempre una forte identità legata alla sua storia fatta di movimenti sindacali e lotte per i diritti dei lavoratori. La working class continua a giocare un ruolo significativo nel tessuto sociale di Glasgow; ciò si riflette nelle tradizioni, nella cultura e nel carattere delle persone. L’economia di Glasgow tuttavia si è diversificata negli ultimi decenni, non c’è più solo l’industria pesante, è passata ad altri settori come il commercio, il turismo e i servizi finanziari, ma la sua storia è nel DNA delle persone. Molti quartieri conservano un carattere e un’atmosfera tradizionalmente legati alla classe operaia; le classiche case in mattoni, che mi piacciono tantissimo, ne sono l’esempio più evidente e tangibile. Non vorrei però generalizzare, riconosco la complessità dell’identità di questa città, ma è innegabile il suo carattere forte e deciso. Sono appena arrivato e questa è la prima impressione che ho avuto.
Osservo dalla finestra della casa in cui alloggio le pittoresche case in mattoni con i loro colori caldi e terrosi, le facciate uniformi e i caratteristici camini che spuntano dai tetti. Al di là di queste abitazioni si estendono le verdi colline; le nuvole sono assenti e la luce del sole splende nel cielo. Questa giornata di sole accresce la bellezza del paesaggio. È bello rivedere un’amica della mia infanzia qui a Glasgow, una città che diventa più interessante grazie alla nostra amicizia quarantennale. Mi rendo conto dell’importanza di certi legami autentici che capitano raramente nella vita. La naturalezza con cui parliamo è una conferma del valore di un’intesa sincera e duratura. Importante.
Passeggiata tra i bluebells
Mi allontano dalla città e mi addentro nei quartieri residenziali che si estendono oltre la città. Qui l’atmosfera cambia gradualmente lasciando spazio a una quiete rassicurante e a un paesaggio che si perde rapidamente nella natura rigogliosa. Faccio una piacevole passeggiata a Blanefield, un luogo immerso nelle verdi colline della campagna scozzese. Le colline verdeggianti senza alberi si estendono all’orizzonte e invitano a esplorare questo angolo di natura rigogliosa con prati punteggiati da fiori colorati, gialli, bianchi e blu. Il sentiero prosegue attorno a Dumgoyne, una maestosa collina che troneggia su una vallata dalle mille sfumature di verde. Percepisco l’energia della natura che mi circonda e che mi da un senso di libertà e purezza. Dumgoyne si erge maestosa con le sue pareti verdi prive di alberi, immersa in un grande silenzio. La sua silhouette si staglia contro il cielo, sopra prati verdi con le classiche pecore. L’aria fresca e pulita mi riempie i polmoni e mi dona una sensazione di appagamento e di unione con la natura; vivo un lungo momento di pace e serenità. 
Ripercorriamo il tratto di strada fatto all’andata per tornare in città. La guida a destra aggiunge un tocco di avventura al viaggio. Di sera ci concediamo il piacere di degustare due bicchieri di whisky al Lios Mor, un pub del quartiere in cui alloggio. Il primo è un Lagavulin 16 anni dall’aroma affumicato e intenso. Ogni sorso è un’esperienza sensoriale, mi perdo in questa profondità di sapori. Poi mi concedo un bicchiere di Ardbeg Corryvreckan dal carattere più deciso. Assaporo lentamente anche questo secondo bicchiere e mi lascio immergere in un’altra complessità di aromi.Il calore dell’ambiente insieme al calore dei due whisky che si diffondono nel corpo, rendono l’atmosfera perfetta per questa serata di piacere e relax. Queste terre sono la patria della tradizione e dell’arte della distillazione e sentivo il desiderio di deliziare il palato con queste prelibatezze locali. In fondo il whisky è uno dei simboli stessi della Scozia. Così tra pub accoglienti, case in mattoni, con la loro solidità e autenticità, colline verdeggianti che si estendono a perdita d’occhio, whisky pregiati e amicizie ritrovate, si chiude un’altra giornata intensa fatta di esplorazioni e scoperte. Le esperienze che sto vivendo si susseguono in un crescendo di emozioni e mi lascio ispirare dalla bellezza che mi circonda e che sto assorbendo. Oggi mi sveglio con un sorriso che illumina il mio volto. Mi affaccio al balcone e osservo le dolci colline all’orizzonte. La giornata comincia con una serie di commissioni. Facciamo la spesa per il pranzo e per il barbecue che ci attende questa sera. Ci fermiamo dal meccanico per un controllo della macchina in vista del concerto che ci aspetta domani a Edimburgo. La tappa successiva è al car wash, per la pulizia dell’auto. In ogni piccolo gesto quotidiano mi immergo nella vita quotidiana di Glasgow. Attraverso queste attività comuni entro in contatto con le persone del luogo e conosco meglio la realtà di questa città. Per conoscere le varie sfaccettature di un luogo è utile porre l’attenzione anche sulle piccole cose; l’essenza di un luogo risiede anche nei gesti ordinari che riflettono l’identità di una comunità. Ammirare paesaggi e luoghi pittoreschi, spesso idealizzati, non permette di cogliere le sfumature più autentiche di un luogo. Osservare una città da una prospettiva parziale rischia di tralasciare i suoi aspetti più veri, di non capire ciò che si nasconde dietro le facciate di quegli edifici color terra, o lungo le sue strade. 
Per un paio d’ore non sono più solo spettatore, ma partecipo attivamente alla vita quotidiana di Glasgow. Questo breve viaggio è qualcosa di più di un’osservazione superficiale, è un’esperienza arricchente, molto diversa delle mie ultime avventure in luoghi remoti del mondo.
La città mi è diventata subito più familiare grazie alla compagnia della mia amica d’infanzia che qui ci vive e che mi ha permesso di approfondire rapidamente la conoscenza del luogo. Ora l’esperienza a Londra sembra già così lontana, come se fosse un ricordo distante nel tempo. Quando si viaggia, e ci si sposta da un luogo all’altro, il tempo acquista sfumature inaspettate. Dopo una piacevole passeggiata nella zona dell’università, mi ritrovo a trascorrere la serata in un grazioso giardino all’inglese sul retro di una di quelle caratteristiche case in mattoni rossi. È un’esperienza che mi permette di immergermi di più nel contesto di questa città. Interagire con persone che vivono qui, anche se originarie di altre città o di altri paesi anglofoni, mi offre l’opportunità di approfondire la conoscenza di questa città. Incontrare persone, condividere storie, sperimentare la vita quotidiana di questa città, arricchisce il mio viaggio e gli conferisce una prospettiva più intima.
Lo stesso accade mentre ci dirigiamo in macchina verso Edimburgo per immergerci nella vivace atmosfera di un grande concerto allo stadio. Questo è un viaggio che va al di là dei paesaggi e delle località remote. Mi concentro sulle dinamiche cittadine, lontano dai luoghi idilliaci che solitamente caratterizzano i miei viaggi. Oggi a Edimburgo cercherò di cogliere come qui viene espressa la passione e l’entusiasmo di vivere un evento come un grande concerto. È un viaggio tra le dinamiche urbane che mi permette di percepire l’energia di queste città, prima Londra, poi Glasgow, e infine Edimburgo. La giornata si svolge come una festa ed è il culmine del viaggio. Nonostante le lunghe attese sotto un sole insolitamente ardente per gli standard scozzesi, l’esperienza supera ogni mia aspettativa. Questo giorno è l’apoteosi di questa settimana, è il migliore dei saluti che io possa offrire a questa esperienza di viaggio.
L’ultima immagine che si fissa nella mia mente è quella di alcuni bambini che osservo giocare nel cortile di una scuola. Li osservo dalla casa della mia amica d’infanzia. Noi ci siamo conosciuti a quell’età e rifletto sulle coincidenze della vita, sulla fortuna di incontrare persone con le quali condividere, nel corso della propria esistenza, in diverse età, momenti importanti, ricchi di emozioni.Nel corso di questa settimana la musica ha assunto un ruolo di estrema importanza. La musica dal vivo e quella ascoltata hanno arricchito in modo significativo questa esperienza. È stata una musica legata al mio passato, e non poteva essere altrimenti, perché si è trattato di un risveglio, di una rivelazione del passato nel presente. È come se il tempo avesse fatto un salto improvviso, riportandomi indietro e avanti, mescolando passato e presente. Mi chiedo se ciò che ho vissuto sia stato un sogno, o se sia invece stato un viaggio nel tempo, un viaggio dentro me stesso. È come se la musica avesse il potere di risvegliare le parti dormienti di me, di ricollegarmi a un passato che non posso dimenticare e di spingermi verso il mio prossimo futuro.
Ringrazio Tiziana

